Invitata a vivere per un anno nella casa in cui Anne Frank trascorse la sua infanzia, Maha Hassan, scrittrice curdo-siriana in esilio a Parigi, capisce fin da subito che non la attende una semplice residenza letteraria, ma un confronto radicale con la memoria, la colpa e la Storia. Nelle stanze silenziose dell'elegante appartamento di Amsterdam, Anne riemerge come presenza viva, una voce, una coscienza che la interroga sul senso della scrittura, sull'identità e sulla possibilità di raccontare il dolore altrui. Il viaggio tra Palestina e Israele, che nel romanzo assume la forma di un pellegrinaggio emotivo e politico, amplifica questa dialettica tra passato e presente. Maha attraversa i luoghi dove la memoria della Shoah si intreccia con le ferite ancora aperte del conflitto israelo-palestinese e con le nuove forme dell'ingiustizia e si interroga sulle contraddizioni di uno Stato nato dalla tragedia ma oggi implicato in altre forme di oppressione. Attraverso una narrazione che fonde memoir, biografia e finzione, il romanzo si impone come una meditazione sulla responsabilità della parola, sul diritto di testimoniare e sulla possibilità di riscatto che solo la scrittura, come forma di resistenza e consapevolezza, può ancora offrire. Das Urheberrecht an bibliographischen und produktbeschreibenden Daten und an den bereitgestellten Bildern liegt bei Informazioni Editoriali, I.E. S.r.l., oder beim Herausgeber oder demjenigen, der die Genehmigung erteilt hat. Alle Rechte vorbehalten.